(L’articolo è una traduzione della dichiarazione ufficiale rilasciata da ARTICLE19, campagna globale per la libertà d’informazione. La dichiarazione in lingua originale può essere trovata in inglese in formato html, in inglese in formato pdf o in spagnolo in formato html .
Questo lavoro è sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License)

La controversia sull’ultima pubblicazione di documenti da parte di Wikileaks e dei quotidiani più importanti non dovrebbe essere usata dalle nazioni come una scusa per limitare i diritti dei cittadini ad accedere alle informazioni. ARTICLE 19 invita i governi del mondo ad adempiere ai loro impegni alla trasparenza e al diritto del pubblico di sapere, incluso l’impegno di dare piena efficacia ai principi di attiva e obbligatoria divulgazione dell’informazione.

“L’informazione è l’ossigeno della democrazia” afferma la dottoressa Agnes Callamard, direttore esecutivo di ARTICLE 19. “Invece di approvare più leggi sulla segretezza e minacciare di perseguire giornalisti e informatori, i governi dovrebbero concentrarsi sul rendere disponibili più informazioni e a tenere riservate solo quelle che possono causare seri danni. Allo stesso tempo, i giornalisti hanno l’obbligo di esercitare cautela nel rivelare informazioni potenzialmente sensibili.”

Come sottolineato in precedenza da ARTICLE 19, il rispetto per gli standard internazionali di libertà di informazione e protezione degli informatori sono di primaria importanza nei dibattiti su questioni sollevate dalle recenti divulgazioni. ARTICLE 19 sostiene che, in osservanza a questi standard, ogni restrizione all’accesso alle informazioni deve ricadere nell’ambito del limitato regime delle eccezioni. Sono gli organi pubblici a essere obbligati a dimostrare che la rivelazione delle informazioni provocherebbe un danno sostanziale, e le informazioni dovrebbero essere comunque divulgate nel caso in cui i benefici della rivelazione siano superiori a tale danno. Gli stati dovrebbero anche adottare e implementare una struttura legale e politica per proteggere gli informatori dall’essere perseguiti e consentire per il pubblico interesse delle esenzioni per la divulgazione di informazioni come la corruzione o l’abuso dei diritti umani.

ARTICLE 19 osserva che molte delle informazioni contenute nei cablogrammi sono già disponibili e di pubblico dominio. Nessuno dei documenti pubblicati era classificato come top secret e anche la maggior parte delle informazioni in quel 6% classificato come segreto era pubblicamente nota. Inoltre questi documenti con tutta probabilità sarebbero stati divulgati comunque nel corso di richieste relative alla legge sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act) degli Stati Uniti.

ARTICLE 19 è preoccupato degli sforzi da parte del Governo degli Stati Uniti e di altri paesi di perseguire un rappresentante di Wikileaks per la violazione della legge sullo spionaggio (Espionage Act) o di altre leggi sui segreti ufficiali. È obbligo dei governi – non dei media e dei soggetti privati – di proteggere la confidenzialità di informazioni ufficiali se necessario per legittimi interessi. Esortiamo anche media, funzionari dei governi e altri a condannare inviti alla violenza contro lo staff e gli informatori di Wikileaks,

ARTICLE 19 rifiuta anche inviti e richieste di mantenere o espandere la legislazione sulla segretezza invece di adottare un esauriente diritto a una struttura di informazione, incluso l’obbligo di divulgazione attiva. Nazioni senza leggi sulla libertà di informazione come Singapore hanno usato le rivelazioni di Wikileaks come una scusa per giustificare i loro attuali regimi restrittivi, mentre la Cina ha bloccato l’accesso internet al sito. Invitiamo tutti i governi al rispetto del diritto all’informazionie e alla sua importanza nei processi democratici.

ARTICLE 19 non crede che le indiscrezioni possano portare a scoraggiare i discorsi dei funzionari e respinge qualunque cambiamento politico teso a influenzare il libero flusso di informazioni in questo ambito. Studi sugli effetti della legislazione sul diritto all’informazione in numerosi paesi hanno riscontrato che c’è stato uno scarso impatto sulla quantità di informazioni registrate o sulla possibilità che le opinioni vengano smorzate a seguito di un aumento della trasparenza. In effetti, in taluni casi hanno riscontrato che la qualità dei documenti è migliorata con la consapevolezza che un giorno diventeranno pubblici e si sono concentrati sul fornire una vera analisi politica. I funzionari hanno il dovere di trasmettere informazioni importanti, e questo non viene meno a causa di timori che queste possano un giorno diventare pubbliche. La legge sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act) degli Stati Uniti è in vigore da oltre 40 anni, perciò diverse generazioni di funzionari hanno imparato a conviverci.

ARTICLE 19 plaude gli sforzi apparentemente vasti da parte dei giornali coinvolti nella divulgazione dei cablogrammi delle ambasciate di esaminare i documenti, porli nel loro contesto e assicurare che la diffusione delle informazioni non provochi danni gravi. Buona parte dell’analisi è stata seria e ha fornito una luce importante sui rapporti fra le nazioni. Elogiamo anche il fatto che è stata la combinazione e la collaborazione fra i media tradizionali ed elettronici a dar forza all’ultima divulgazione.

ULTERIORI INFORMAZIONI:
Per altre informazioni si prega di contattare: David Banisar, Senior Legal Counsel,
ARTICLE 19, banisar@article19.org +44 20 7324 2500;
La precedente dichiarazione di ARTICLE 19 su WikiLeaks è disponibile su:
http://www.article19.org/pdfs/press/wikileaks-and-internet-disclosures.pdf
ARTICLE 19 è un’organizzazione indipendente che lavora a livello globale per proteggere e promuovere il diritto alla libertà d’espressione. Prende il proprio nome dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che garantisce libertà di parola. Per maggiori informazioni su ARTICLE 19 si prega di visitare www.article19.org.

Scrivi