Qualcuno già gridava vittoria: il disegno di legge sulle intercettazioni finalmente sconfitto e il materiale sarà pubblicabile dai giornali. Sembrava essere troppo bello. Infatti sembrava. Molti non si sono fatti abbindolare e hanno scoperto che in realtà la notizia si è rivelata come l’ennesimo contentino per far tacere le contestazioni.

Se per il giornale cartaceo ci si può anche permettere di allentare il bavaglio, per quanto riguarda i blog è meglio fare un doppio o un triplo nodo. A metterci le mani questa volta è il presidente della commissione di giustizia alla Camera Giulia Bongiorno (Fli). Proprio lei, che dovrebbe seguire gli insegnamenti di Fini suo mentore ( il quale ha dichiarato che Internet è un diritto fondamentale dell’uomo e che dovrebbe ricevere il premio Nobel per la Pace) ha respinto gli emendamenti che avrebbero dovuto salvare i blog, definendoli “inammissibili“. Nonostante ciò sembrerebbe che sia pronta a fare un passo indietro ed è disposta a modificare il testo dell’ormai famoso articolo 1 comma 29, il quale fissa un periodo di 48 ore ai blogger per la rettifica dei contenuti. Pena 12.000€ di multa. Probabilmente la scelta di rivedere il testo è stata dettata anche dall’assurdità della tempistica imposta dalla norma. Il blog infatti dovrebbe essere seguito quotidianamente, in modo da poter controllare eventuali notifiche di rettifica. Coloro che per vari motivi non riescono a dedicarne il tempo necessario potrebbero ritrovarsi con il sito bloccato e con una multa salatissima da pagare.

Tutt’altro scenario possiamo trovare a Reykjavik (Islanda). Il 16 giugno è stata promulgata una legge che permette di pubblicare segreti militari, istruttori, societari e di Stato e tutela coloro che li pubblicano. Da sottolineare il fatto che la norma è stata votata con l’unanimità dei consensi. “Un mare verde“, così ha espresso il suo stupore la deputata anarchica Birgitta Jonsdottir, mentre osservava l’esito delle votazioni. Affinché lo scudo abbia efficacia è necessario caricare il materiale su un server che si trovi nel territorio islandese. In questo modo, tutti coloro che tenteranno di procedere per vie legali (per impedire la diffusione di tali documenti) saranno imputabili a loro volta di attacco alla libertà di espressione. Si evita così che processi lunghi e molto costosi, a carico di coloro che pubblicano il materiale, fungano da deterrenti all’informazione. Wikileaks (organizzazione fondata da un hacker australiano, che attualmente viaggia con le precauzioni di un ricercato) non è rimasto con le mani in mano ed ha provveduto a trasferirsi in Islanda (ora nuova sede ufficiale).

Per pubblicare le informazioni si possono inviare le fotocopie dei documenti originali al sito di Wikileaks oppure si ricorre a Tor(software gratuito, permette di non identificare il mittente grazie ai numerosi passaggi che i file compiono su diversi computer). Dopodiché viene verificata l’autenticità dei documenti, operazione effettuata dai collaboratori presenti in Italia (non solo, 800-1000 di essi sono sparsi in decine di paesi). Tempo qualche giorno o una settimana e il tutto è disponibile online. Ultimamente l’organizzazione sta elaborando un filmato spedito di nascosto da un soldato americano. Le immagini, girate dalla US Air Force, mostrano un elicottero statunitense che apre il fuoco su un gruppo di iracheni indifesi scambiati per guerriglieri. Colpisce ancora di più il fatto che ad essere stati uccisi siano stati anche i primi soccorritori. Il ministro della Difesa Gates ha tentato di decontestualizzare il contenuto del video, ma le immagini dicono tutt’altro.

Insomma, un paese con 300.000 abitanti sta proteggendo il diritto all’informazione come nessun’altro fin’ora. Un grande smacco per le istituzioni dei grandi paesi, che si vedono sorpassare in maniera eclatante. Naturalmente non vengono risparmiati nemmeno il signor B e il suo team. Chissà cosa avrà pensato Alfano una volta venuto a conoscenza della vicenda islandese. Forse questa volta il bavaglio lo userà per coprirsi il volto e nascondere la vergogna. In fondo come dice il detto: “nella botte piccola c’è il vino buono”. Allora alziamo alti i calici e prepariamoci ad una vera e propria sbronza di informazioni, brindando all’Islanda e alla libertà di espressione. Alla nostra salute.

Tramite questo link (http://www.valigiablu.it/doc/162/no-legge-bavaglio-alla-rete.htm) potrete accedere al sito Valigia Blu e potrete condividere e sottoscrivere la lettera che si vuol spedire alle nostre istituzioni per sensibilizzarle riguardo la libertà di informazione.

[Ringrazio il gruppo Informare Per Resistere per la collaborazione e per avermi permesso nuovamente di poter pubblicare il presente articolo anche nella loro pagina Facebook] photo

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