Dopo sette anni di attesa, continue richieste portate in ogni modo e maniera, minacce, mail all’antrace ricevute dai dirigenti, pellegrinaggi in Canada da parte dei giocatori più ferventi e tante altre amenità varie, ecco che Blizzard Entertainment Inc. decide di accontentare tutti i giocatori del Bel Paese, inserendo l’italiano come undicesima lingua nel MMORPG più famoso di sempre.
World of Warcraft verrà localizzato nella lingua di Dante nel corso del 2012 e in un primo momento tutti i giocatori europei potranno aggiornare la versione Vanilla con questo idioma (i nuovi giocatori ovviamente l’avranno già implementata nelle loro copie), successivamente verranno poi tradotte anche le varie espansioni The Burning Crusade, Wrath of the Lich King, Cataclysm e, com’è ovvio, anche la futura Myst of Pandaria.
Con l’imminente versione in italiano verrà offerta al pubblico non solo l’esperienza di gioco, con nuovi reami dedicati, ma anche tutto il supporto tecnico dietro a esso, sito della comunity dedicato e servizio assistenza clienti telefonica compresi. Tutto questo – a quanto dichiarato da Mike Morhaime, presidente e cofondatore della Blizzard – per poter conseguire l’obbiettivo di garantire che World of Warcraft diventi accessibile al più vasto pubblico possibile in ogni parte del mondo.
Inutile dire come questa decisione abbia dato una scossa a giocatori nuovi e vecchi, la completa localizzazione del gioco permetterà a tutti di apprezzare anche la complessa trama dietro a questo massivo, senza costringere gli anglofoni (come me) a lunghe sessioni di raid con traduzione implementata, oppure all’utilizzo di programmi come Quest Traslator e simili. Non solo, con la completa localizzazione si apriranno nuove e interessanti strade per il videogiocatore italico, quali le esperienze su server RP, ora a esclusivo appannaggio di quei giocatori di ruolo che conoscevano bene la lingua inglese e la storia di Azeroth.
Indubbiamente la decisione di Blizzard, da sempre restia a localizzare nella nostra lingua WoW, è dovuta anche all’imminente uscita di Guild Wars 2, gioco che – si sa- ha sempre guardato alla comunità italiana con un occhidi riguardo e che per anni è stato il diretto concorrente del più blasonato titolo canadese.
Molti ovviamente si sono dichiarati contrari a questa traduzione, bisogna comunque a mio parere considerarla una cosa positiva, troppo spesso sono state tradotte solo le confezioni (vedi caso SW: TOR) e non il prodotto, troppo spesso l’Italia viene emarginata inspiegabilmente dati i numeri di giocatori (e svanziche spese) che la nostra comunità porta alle case produttrici, è dunque con un minimo d’orgoglio che vado a pensare a questa “rivoluzione”, perché potrebbe essere un netto marcatore sì per gli italiani, ma potrebbe stare anche a significare che le Major non stanno più tranquille, che non esiste più un monopolio, che i MMORPG stanno cambiando e migliorando e che ora un gioco, per essere giocato, deve fare davvero la differenza o darti comunque qualcosa.

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