Dopo l’incredibile esordio dello scorso mese, Morgan Lost, la neonata testata Bonelli, torna in edicola con l’attesissimo numero due.
Ne è valsa la pena?

Direi di Sì.

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Ancora una volta Fabrizio de Tommaso lascia senza fiato riuscendo a superarsi: la copertina è piú evocativa che mai.

Il rosso del primo numero lascia il posto al bianco candido, i mostri senza nome ad una sposa sperduta dal vestito chiazzato di sangue e il visio di Morgan Lost, così sicuro e spavaldo, è deformato dalla disperazione.

È proprio quest’ultimo elemento a rendere la copertina incredibilmente d’impatto: gli occhi colmi di lacrime di Morgan sono talmente espressivi che è impossibile rimanere impassibili.

La disperazione muta del nostro protagonista è talmente vera che possiamo sentirla.
Ci grida in faccia.

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Devo confessare di avere provato un po’ di timore nel leggere questo secondo numero: avevo paura che l’atmosfera così ben confezionata dell’albo precedente potesse andare in frantumi da un momento all’altro.

In “Non lasciarmiChiaverotti ci racconta alcuni dei personaggi presentati nel numero uno: Wallendream, l’assassino delel rose nere, il Direttore e la stessa Lisbeth.

Risponde anche a molti dei quesiti lasciati in sospeso, non mancando di suscitarne altri.

Il lettore, nell’attesa della prossima uscita può solo raccogliere gli indizi e elaborare la una teoria.

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Lo sceneggiatore, come uno dei suoi variopinti serial killer tiene in pugno il lettore, lasciandolo struggere nell’attesa e nella curiosità di scoprire il prossimo tassello della trama e di veder confermate o smentite le proprie aspettative.

Se nel primo numero ciò che saltava all’occhio era l’orginale colorazione delle pagine, in questa seconda uscita è l’elemento onirico a farla da padrone.

Le visioni, i sogni ad occhi aperti dei due protagonisti sono resi vivi e inquietanti dai disegni di Giovanni Talami, succeduto a Michele Rubini.

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A cavallo tra passato e futuro, anche New Heliopolis prende forma e si fa esplorare.

Attraverso i personaggi ne conosciamo i bassifondi, i lati più oscuri e desolati.
Sembra una prigione, all’apparenza ordinata e funzionale, che nasconde in realtà un cuore marcio e putrescente pronto a dilagare.

Morgan Lost mi ha fatto tornare la voglia di andare in edicola, di soffermarmi ad esplorare i dettagli di un albo prima ancora di leggerlo e di ri-leggerlo ancora a distanza di tempo per scoprirne i lati nascosti.

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È un fumetto da osservare, sezionare, smontare, rielaborare e perché no, criticare.

È complesso, da leggere su più piani e finalmente celebra la sinergia tra sceneggiatura e disegni.

Io sono di nuovo in attesa e aspetto il nuovo numero con la sua copertina arancione, la sua storia e i suoi disegni con un sacco di aspettative e teorie.
Voi cosa ne pensate?

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