Bentornati alle disavventure idiote dei Topic Hunters alla conquista di Colonia!

In questo nuovo focus vi parlerò di uno dei momenti a mio avviso più emozionanti, ma anche più deliranti del nostro Gamescom.
Come alcuni di voi sapranno (i pochi che ci hanno seguito Live sul tubo durante la settimana della fiera) abbiamo avuto l’onore di conoscere e intervistare uno dei game designer più folli della scena nipponica:
SUDA 51.

IMG_3966Due righe nel caso in cui qualcuno non lo conoscesse (guys, really…?!): Goichi Suda (o appunto Suda 51 come lui stesso si presenta), classe 1968, esordisce nel lontano 1993 come produttore di titoli per Super Famicon e conduce anni e anni di onorata carriera che lo porterà a fondare la Grasshopper Manufacture, di cui è ad oggi CEO. Lo ricordiamo per il suo particolarissimo stile di extreme cell shading che schiaccia l’occhio al manga/anime giapponese e per personaggi/trame fuori da ogni schema, in capolavori come Killer 7, No More Heroes, Shadows of the Damned (ndr.: sottovalutatissimo!), Lollipop Chainsaw ed nel recentissimo Killer is Dead.

Ed è proprio in occasione della presentazione di quest’ultimo che abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo e fargli delle domande. Ed è così che è andata…

Incontriamo Suda nel press stand di Koch Media in tarda mattinata. Io mi presento subito (in giapponese) prima ancora di  entrare e mi complimento per le genialate partorite. Ci accomodiamo nel salottino e lui si mostra gentilissimo nel suo essere fuori di testa. Le sue espressioni facciali sono impagabili e adesso non saprei neanche come descriverle. Visto il poco tempo a disposizione ci mettiamo subito a fargli domande.

Aprono le danze i ragazzi di GameTime (nostri compagni di intervista).

lollipop_chainsaw_005Q: Cosa ne pensi di questa next gen? Pensi che potrà migliorare il lavoro di voi produttori?

A:Sicuramente. Io ho cominciato a creare videogiochi all’epoca del Super Famicon, e a quei tempi i programmatori avevano pochissimi mezzi su cui lavorare. Bisognava quindi inventarsi modi alternativi per comunicare qualcosa. Adesso è molto più semplice riuscire a trasmettere emozioni con un gioco. Sono molto eccitato dall’arrivo delle console di Next Generation perché hanno un’enorme potenziale che mi permetterà di creare qualcosa di nuovo, sempre migliore.

Q: Potresti spiegarci l’evoluzione del tuo stile e soprattutto perché sei passato dal cell shading (No More Heroes) alla grafica più realistica (Shadows of the Damned) per poi tornare di nuovo al cell shading in stile anime con il nuovo Killer is Dead?

A: Io non la vedo come un’evoluzione o con un passaggio in avanti o indietro. Molto semplicemente creo
uno stile grafico in base all’idea di gioco che voglio trasmettere. Ad esempio con Lollipop Chainsaw ho voluto dare al giocatore l’impressione di trovarsi all’interno di un fumetto americano, in No more Heroes in un anime Giapponese e in Shadows of the Damned in un B movie dalle tinte dark. Ognuno ha uno stile grafico in funzione di quello. Lo stesso vale per Killer is Dead per il quale ho pensato fosse giusto utilizzare ancora il cell shading e lo character design orientale.

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Q: Cosa ne pensi dei nuovi progetti di Virtual Reality (Oculus VR)?

A: penso che anche quella sia una grande opportunità per noi produttori. Immaginate di vedere con una periferica di realtà virtuale tutte le belle donne di Killer is Dead! (Ride indicando il poster del gioco alle sue spalle)

Q: Qual è il tuo anime preferito e qual è il tuo rapporto con l’animazione giapponese? Dirigerai mai una serie animata?

A: la mia relazione con gli anime e con i manga è chiaramente molto stretta e mi fornisce grandi fonti di ispirazione. Ci sono moltissimi anime che adoro, non saprei indicarne uno. Ma se proprio devo direi Galaxy Express 999, quell’anime è fantastico!

Dopo le foto di rito (Guardate la sua faccia!) ci saluta ricordandoci con fierezza che il protagonista del suo nuovo capolavoro è proprio un italiano: “Zappa, Zappa….. KIRA IS DEEEEEEEEEEEAD!”

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