Di Ut mi sono innamorata subito.

Un amore crudele, dilaniante. Un colpo di fulmine devastante, che ti sconvolge completamente.
Sarà che lo aspettavo da molto, molto tempo.

E non sto parlando del fumetto, ma proprio di lui, di Ut, il personaggio protagonista dell’albo.
Di tutto il volume parlerò tra un po’, promesso, ma prima devo dare spazio a questa mia dichiarazione spassionata.
Concedetemelo.

Dicevo: aspettavo un personaggio come lui da moltissimo tempo, l’ultima volta che ho incrociato occhi simili ai suoi ero al liceo e il mio cuore era stato rapito da Valentine, il giocoliere protagonista di Mirror Mask scritto da Neil Gaiman.

Poi è arrivato lui, il 19 Marzo 2016, ci siamo incontrati al Cartoomics: ho guardato i suoi occhi ritratti nella copertina disegnata da Jacopo Camagni e non ho capito più nulla.

Ho deciso di comprare “Le vie della fame” a scatola chiusa, senza sfogliarlo.

Ut ha una maschera per niente rassicurante, sembra quella di un boia dei cartoni animati o di qualche amante delle pratiche BDSM.
Alcune volte mi ricorda uno spaventa passeri.
Ha una cerniera sulla bocca.

Sembra vivere in una dimensione tutta sua, dove sue e solo sue sono le regole che muovono il mondo.

Ut capisce tutto.
Ut non capisce niente.
Ut uccide.
Ut salva.
Ut è gentile.
Ut è crudele.

Ut è  stupido ma sa essere geniale.

Ut è un genio idiota, è la potenza morbida dell’infanzia intrappolata nel corpo di un uomo adulto.

Corre rapido tra le categorie convenzionali che usiamo per definire il mondo, le distrugge a colpi di roncola e le prende a calci.
Corre libero perché il suo unico obiettivo è quello di arrivare più vicino alle stelle.

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Vorrei dirvi che l’unico motivo per comprare, leggere e innamorarvi di Ut è Ut stesso, ma vi direi una bugia crudele e fare un grave torto a tante persone.

Infatti, se non vi bastasse il personaggio, vi posso dire che i genitori di questa creatura sono Paola Barbato e Corrado Roi.

la Barbato è tornata a farmi emozionare ed è grazie a Lei se Ut riesce a muoversi e a danzare silenziosamente sul filo invisibile delle sue parole.
Se il mio amore per questo strano personaggio è così grande è anche merito suo: gli ha dato una voce bellissima e gli ha costruito intorno un universo strambo, oscuro e pieno di segreti che non vedo l’ora di scoprire.

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Una menzione speciale va al suo papà: Corrado Roi.
Mi sono abituata al suo inconfondibile tratto solo sulle pagine di Dylan Dog e con il passare del tempo gli ho preferito altri artisti.
Ritrovarlo qui, in un contesto completamente diverso, mi ha fatto sgranare  gli occhi dallo stupore.
Se la Barbato gli ha donato la parola, Corrado Roi gli ha regalato l’espressione: anche quando non parla, comunica con gli occhi.
A ogni vignetta dice qualcosa.
Esasperazione quando alza gli occhi al cielo.
Crudeltà, quando osserva la preda.
Rassegnazione, nel credere di aver perso qualcosa di prezioso.

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Se volete ri-innamorarvi dello stile di Roi, questa è l’occasione giusta.

Devo ammettere di essere stata ingiusta, qualche riga fa, ho pensato solo al protagonista dimenticandomi completamente di dire una cosa fondamentale:

le 98 pagine de “Le vie della fame” sono popolate da una galleria di creature eccezionali, fiabesche, gotiche e terribili insieme.
Creature ambigue, che…

No, non vi dirò altro perché vi rovinerei ulteriormente la sorpresa.

A mio umile parere, Ut è davvero la miniserie evento in casa Bonelli: con questo primo numero ha dato vita a un cambiamento di atmosfere che spero riesca a scuotere definitivamente il torpore che da troppi anni ha intrappolato la casa editrice.
Il primo (timido) passo per una vera e propria trasformazione.

Ut si trova in edicola, fumetteria e sullo shop online in tre versione: 
Copertina Regular, copertina variant firmata da Nicola Mari destinata alle fumetterie e infine la versione “Cartoomics” di Camagni disponibile online.

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