[vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_column_text]Una piccola premessa alla recensione che seguirà.

dylan-dog-344 (1)Sono rimasta sconcertata dall’editoriale di Roberto Recchioni e dalle parole citate di Tiziano Sclavi; è vero, la fase due è molto criticata dal “popolo del web” e questo è un dato di fatto.
Il popolo del web si indigna, sputa sentenze, s’incazza, si commuove, rende i fenomeni virali ecc. ecc.
Ma il “popolo del web” è vario: ogni mille commentatori criticoni, rosiconi e sputasentenze, c’è un lettore di Dylan Dog.
Un lettore che con Dylan ci è cresciuto, che negli anni ha imparato a conoscerlo, che magari ha visto cambiare e trasformarsi il suo (anti)eroe e che in ogni caso continua a seguirlo.

La nostalgia di noi Lettori è dettata dalle emozioni regalate da storie “che risalgono invariabilmente a dieci-dodici mesi prima”, quelle storie che ci hanno segnato, ci hanno accompagnato negli anni e ci hanno reso dei lettori (ma soprattutto delle persone) migliori.

Per molti Dylan Dog non è mai stato un semplice fumetto, è stato ben altro: ci ha ascoltati e educati esattamente come avrebbe fatto un fratello maggiore.

Siamo ben consapevoli che la redazione, il team di autori e scrittori, non potrà mai sfornare ogni mese capolavori come “Memorie dall’invisibile”, “L’Alba dei morti viventi” o “Morgana”.
Non è ciò che vogliamo perché il lavoro creativo richiede ispirazione, sacrificio e tempo necessario per far sì che il pensiero si incarni in qualcosa di fisico, sia esso una canzone, un libro oppure un fumetto.
È un diritto dei disegnatori e degli autori difendersi e difendere il proprio lavoro da coloro che non fanno altro che criticare e dire cattiverie, ma è un diritto di noi lettori far sentire la nostra voce.
Se battiamo su determinate richieste un motivo ci sarà.
Se continuiamo a brontolare è perché l’amore per l’Indagatore dell’incubo è ancora vivo.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_gallery type=”flexslider_fade” interval=”3″ images=”9505,9506,9507,9508,9509″ onclick=”link_image” custom_links_target=”_self” img_size=”640×480″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/1″][vc_column_text]L’acqua è la sostanza che ci mantiene in vita, di cui siamo siamo composti per il 70% e non possiamo farne a meno. Ma cosa succederebbe se il solo contatto con essa ci uccidesse?
Come potremmo lavarci, nuotare o semplicemente bere un bicchiere rinfrescante?

Dylan Dog viene contattato da Rania Rakim per indagare su tre crimini apparentemente scollegati: la sparizione della giovane promessa del tuffo Elysa Morris, il caso di Sofia Hernandez, morta dopo aver bevuto dell’acido e di Tony Harley che ha riportato gravi ustioni dopo un turno alla lavanderia dove lavora.
L’indagatore dell’Incubo dovrà convincere la bella detective a pensare oltre la razionalità per risolvere il caso e incontrerà una vecchia conoscenza che lo aiuterà nelle indagini.

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Credo che la scelta de “Il Sapore dell’acqua” come successore di Nel fumo della battaglia sia stata la migliore per smorzarne gli effetti: se la precedente è stata coinvolgente, intensa e a tratti dolorosa, questa, invece, è una storia tranquilla, ben scritta, che lascia ampio spazio al lato investigativo, misterioso e meno “horror” dell’indagatore dell’incubo.

Gigi Simeoni vuole ricordarci come l’Occulto e l’Inspiegabile si nascondano dietro i casi di cronaca, dietro la vita quotidiana e che la risposta alle nostre domande, spesso, non sia sempre accettabile dalla logica umana. La magia, sepolta sotto l’asfalto, la modernità e le convenzioni, fa capolino all’improvviso per sconvolgere le nostre esistenze.

dylan-dog-344 (3)Ho apprezzato in particolare il finale di questa storia: aperto quanto basta per farci capire che la storia non è finita qui e che resteremo soli con i nostri mille interrogativi fino al prossima puntata.
Un “to be continued…” degno della migliore tradizione horror, sia essa di seria A o di serie B.

Ancora una volta la scelta del disegnatore è impeccabile; le tavole di Giorgio Pontrelli sono una gioia per gli occhi. Il tratto è delicato e i visi dei personaggi sono incredibilmente espressivi tanto da sembrare animarsi man mano che si sfoglia il volume.

L’albo 344 è ampiamente promosso, nonostante non sia una storia “fantastica” come ‘L’Alba dei morti viventi’ e ‘Jack lo Squartatore’…[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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