“Dove… Dove sono?”

La stanza è completamente bianca. Asettica. Si può sentire l’odore del disinfettante ospedaliero dritto nelle narici.
Una donna è sdraiata sul lettino, è nuda. La testa rasata.

“Non riesco… a muovermi…
C’è qualcuno? Mi sentite?”

Qualcuno si lava le mani, si infila i guanti e lo schioccare del lattice si fa assordante nella testa.
Il dottore si prepara, indossa la mascherina e riempie una siringa.

The Cannibal Family 5 copertina BIANCA

Chi… Chi è lei?
Vediamo la scena dalla prospettiva della donna.
Noi SIAMO la donna.
Il volto del Dottore non è per niente rassicurante.

Non è la mascherina che gli copre la faccia a renderlo tale, nemmeno la cuffia.
È qualcos’altro.

Il suo volto è deforme.
Il Dottore è un Mostro orribile.

E (ci?) sta per operare
Così si apre il primo numero di BLOOD BROTHERS, nuova e promettente creatura del duo cannibale Piccioni/Fantelli (The Cannibal Family, Ed. Inkiostro).

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Il primo albo è una storia già conclusa, un piccolo mondo, un piccolo film: vengono presentati i due protagonisti, i gemelli chirurghi Rosario e Sebastiano: il primo bello, sensuale, sicuro, il secondo timido, tormentato ma soprattutto deforme.

In circa 20 pagine di volume, gli autori giocano con la sottile linea che separa il morale dall’immorale, il bene dal male e riescono a presentare due personaggi carismatici, complessi, travagliati.

Ancora una volta il loro immaginario estremo crea dipendenza.

Fantelli si riconferma un incredibile narratore, capace di portare i lettori a riflettere sulla ricerca della perfezione, sull’eterna lotta tra bellezza esteriore e interiore.

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Gli stessi fratelli sono metafore incarnate della mostruosità delle pulsioni umane.

Piccioni, con il suo stile inconfondibile, ci regala la bellezza oscura di Rosario e la terribile deformità di Sebastiano, lo splatter delle operazioni e ci trascina nel suo mondo malsano, denso di ombre, ambiguo e tormentato come solo certi incubi sanno essere.

Non resta che aspettare le prossime uscite…

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