12monkeesUn balzo temporale dopo l’altro, 12 Monkeys, la nuova serie di SyFy tratta dal film cult di Terry Gilliam “L’Esercito delle Dodici Scimmie”, è arrivata ormai al giro di boa, settima puntata su tredici.

Nella sua recensione del pilot, Giacomo ha bene evidenziato pregi e difetti di questo prodotto: ritmo vivace e tanta azione, ma toni distantissimi dall’opera originale, regia semplicistica e una sceneggiatura che rischia concretamente di incepparsi nella gestione dei paradossi temporali (come ben sanno i fan della saga di Terminator, per fare un esempio tra i tanti).

Giunto a metà stagione, devo ammettere che i suoi timori si sono rivelati confermati. Dell’atmosfera e dei contenuti del film di Gilliam non è rimasto praticamente nulla, a partire dallo scopo del protagonista: se Cole/Bruce Willis tornava indietro nel tempo per raccogliere più informazioni possibili sul virus allo scopo di creare un antidoto, Cole/Aaron Stanford (che i fan degli X-Men ricorderanno come Pyro in X2 e X-Men – Conflitto Finale) torna indietro per distruggere il virus e impedire l’epidemia prima che si scateni. Lasciando da parte il paradosso logico che questa scelta implica (se modifico il passato in modo che un evento che mi riguarda non abbia luogo, non si verificano più le condizioni per cui, dal futuro, io torni nel passato), per l’economia della serie ciò significa dover trovare sempre nuove missioni da completare per riempire tredici puntate da 45 minuti l’una.

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Se da una parte questa situazione mantiene un ritmo sempre piuttosto scorrevole, dall’altra la sceneggiatura sembra procedere alla cieca, resettando la situazione dopo ogni episodio; inevitabilmente la suspense risulta parecchio ridotta, dal momento che lo spettatore sa già prima di iniziare che, mancando diverse puntate alla fine, uccidere il tal tizio o distruggere il tal laboratorio non basterà a impedire l’epidemia. Al momento di scrivere questa recensione, la serie dopo sette episodi sembra aver già trovato una conclusione, con il successo di Cole e della dottoressa Reilly: ma sappiamo che è una vittoria apparente, e tocca agli sceneggiatori mostrarci nuovi sviluppi.

Anche gli antagonisti sono cambiati: se per tutta la durata del film il protagonista segue una falsa pista, inseguendo un gruppo di strampalati animalisti che vuole solo liberare gli animali dallo zoo, nella serie l’Esercito delle 12 Scimmie è un’organizzazione terroristica vera e propria, con tutti gli stereotipi del caso: cattivi vestiti in nero, mercenari armati e autorevoli professori coinvolti nella cospirazione. Per lo stesso motivo citato prima, nonostante gli sforzi dei protagonisti, l’Esercito è sempre una mossa avanti, per il semplice fatto che è la trama stessa a richiederlo.

In questo contesto, il momento migliore finora è sicuramente il quarto episodio, “Atari”, paradossalmente proprio perchè ambientato quasi esclusivamente nel futuro: tra una missione e l’altra, il laboratorio di Cole si trova a fronteggiare l’attacco di un gruppo di predatori ben armati (di cui in passato il protagonista e il suo amico Ramse hanno fatto parte), per nulla interessati ai viaggi nel tempo ma solo a impadronirsi delle abbondanti fonti di energia. In colpo solo, colma una delle lacune del film di Gilliam, offrendoci uno spaccato della situazione disperata e compromessa della società dopo il disastro, e regala imprevedibilità alla narrazione. Ma si tratta di un episodio isolato, che sposta solo temporaneamente il focus della serie.

Per quanto riguarda il cast, le scelte della sceneggiatura relegano in un cono d’ombra tutti i personaggi tolti i due protagonisti. A risentirne di più è Jennifer Goines, la figlia dello scienziato ucciso da Cole nella prima puntata: matematica eccentrica e mentalmente instabile, dovrebbe ricoprire il ruolo che fu di Brad Pitt, ma finora è relegata a comparsa di lusso. Ramse, a parte un breve “momento di gloria” in seguito a stravolgimenti della timeline (prontamente corretti prima che potessero dar luogo a spunti narrativi interessanti), rimane essenzialmente la spalla solidale di Cole; la dottoressa Jones, scienziata a capo del programma dei viaggi nel tempo, offre forse la performance recitativa migliore, ma è sua volta confinata in una parte rigidamente delimitata.

Arrivata a metà percorso, 12 Monkeys sembra configurarsi più come un’occasione sprecata che come una serie in grado di conquistarsi un posto nel cuore dei fan: al netto di paragoni impossibili, le sue potenzialità risultano in gran parte inespresse. D’altronde la critica è rimasta abbastanza freddina, gli ascolti non vanno bene e di rinnovo, per ora, non se ne parla.

Non mi sentirei di consigliarla a chi è molto affezionato all’originale, poiché con l’eccezione del soggetto di base e dei nomi dei personaggi, praticamente tutto il resto, dalla sceneggiatura agli attori, fino all’elemento cardine dei sogni ricorrenti del protagonista (qui del tutto assenti), prende distanze davvero nette dal film da cui è tratta; chi invece apprezza la fantascienza post-apocalittica e i thriller con viaggi nel tempo, ma non ha mai visto il film, può tranquillamente avvicinarsi senza timore di non cogliere i particolari; se non parte con aspettative troppo alte, anche appassionarsi. Nonostante i suoi difetti e una direzione ancora confusa e zoppicante, è una serie capace di intrattenere e coinvolgere. Però, ecco, l’eccellenza sta altrove.

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