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Sono solo quadri, Ila
Sono sicura che hai ragione. E che quello che sentiamo alla radio sono solo parole
(Moving Pictures, p. 10)

Il Nazismo è stato quel particolare movimento che, tra le altre cose,
ha permesso che le opere d’arte fossero valutate più delle persone.
Durante la Seconda Guerra Mondiale le prime sparivano di pari passo alle seconde.
Le une per essere messe in salvo, le altre per essere messe a morte.

È sempre il solito discorso; la Storia, quella dei grandi eventi, incontra le storie degli individui, quegli “ammassi  di cellule che a un certo punto della propria vita di collettivo cellulare hanno deciso di cominciare a chiamarsi Io“, tanto per citare il libro che sto leggendo in questo periodo.

La memoria che riguarda i tanti Io della Seconda Guerra Mondiale è concentrata sul concetto di eroismo e di salvezza:
Persone che salvano altre persone.
Talvolta, persone che salvano cose per il bene dell’umanità.

E si ritorna di nuovo lì, alla Memoria.
L’essere umano che combatte per preservare o cancellare il ricordo di qualcuno o di qualcosa.

Moving Pictures di Kathryn e Stuart Immonen parla proprio di questi tre elementi:
Nazismo, memoria e salvezza.
In primo piano c’è la vita, nemmeno troppo entusiasmante, di Ila Gardner, una curatrice d’arte di
terz’ordine in un museo di prim’ordine” che cerca di sottrarre ai nazisti alcune tra le opere più preziose al mondo.

 Il lettore osserva l’intera vicenda attraverso i flashback che intervallano l’interrogatorio che la protagonista subisce
dall’ufficiale nazista e suo ex amante, Rolf Hauptmann.

Il paragone tra il valore delle vite umane e i quadri catalogati da Ila pervade la storia in tutta la sua interezza,
i dialoghi procedono come in una piece teatrale e tanti sono gli interrogativi che emergono dai discorsi tra i due
attori:

Chi o cosa decide quale opera è di prima, seconda, terza classe?
Chi o cosa decide quale vite possono essere considerate di serie A o B?
Con quale criterio?
Con quali conseguenze?

L’incomunicabilità tra gli individui è il secondo tema che ho riscontrato:
Ila non riesce a far comprendere la sua intenzione a rimanere in Francia, né lei comprende l’aspirazione di Jane, sua sorella a diventare
una moglie-madre come tante altre.
La stessa relazione con Rolf è dominata dai Non-detti e dalla distanza:
il linguaggio del corpo nel sesso, non si traduce mai in sentimento amoroso.

I due temi si incontrano inesorabilmente nell’espressione artistica e nella sua contemplazione:
l’Artista rende visibile il soggetto più invisibile; una prostituta, un cane un fiore destinato a soccombere al tempo.

È il fruitore dell’opera, a sua volta, a rendere di nuovo invisibile con il suo sguardo più o meno attento, con la sua capacità di distruggere
in otto pieghe imprecise qualcosa che è sopravvissuto per tanto, tantissimo tempo.

Moving Pictures è una riflessione a fumetti sull’Arte e l’Individuo che si esprime attraverso lo stile
criptico (e discutibile) di Kathryn Immonen e con il tratto schietto di suo marito Stuart.

Kathryn&Stuart Immonen
MOVING PICTURES
Edizioni Npe
€14,90

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