Un rave party scatenato, giovani che ballano, urlano, bevono, fanno sesso, si picchiano… e si uccidono. Lì, nel mezzo del caos, una ragazza guarda tra la folla e vede… sé stessa. È questo l’incipit di Caprica, una serie sci-fi molto particolare nata dalla costola di quel Battlestar Galactica che ha sicuramente lasciato il segno nella fantascienza televisiva degli ultimi anni.

Ron D. Moore prova a bissarne il successo, e lo fa con qualcosa di più vicino a noi, un mondo (anzi dodici) dalla tecnologia piuttosto avanzata, dove i prodigi della scienza e della tecnica corrono più veloci della morale. E quella scena iniziale, così forte, così dirompente, altro non è che realtà virtuale, un passatempo diventato comune tra la popolazione delle Dodici Colonie: un mondo dove tutto è lecito poiché niente è reale. In questo scenario si delinea una società avanzata ma imperfetta, in cui sussistono disparità tra le diverse colonie e dove il fanatismo religioso che contrappone la prevalente religione politeista a quella monoteista conduce a efferati atti di terrorismo.

È su Caprica, in uno degli attentati perpetrati dai Soldati dell’Unico, che perde la vita Zoe Graystone, figlia di Daniel Graystone, industriale e geniale inventore dei dispositivi di realtà virtuale. Assieme a lei altre centinaia di persone, tra cui la moglie e la figlia di Joseph Adamo, avvocato proveniente da Tauron, una delle colonie più povere e disprezzate. Daniel Graystone è ossessionato dal cercare di riportare in vita la figlia, non sapendo che Zoe, prima di morire, aveva già creato un suo avatar completo e senziente nel mondo virtuale. Questi suoi tentativi lo porteranno prima in contatto e poi in conflitto con Joseph Adama. Da allora le vite dei due uomini e delle loro famiglie si intrecceranno in maniera inestricabile.

Caprica è una serie molto particolare, che si stacca nettamente dalle consuete tematiche della fantascienza, accostandosi per alcuni versi al cyberpunk ma più simile a una saga familiare. Particolare attenzione è rivolta a questioni morali come l’essenza dell’io, la vita dopo la morte, la religione e il fanatismo. Tutti i personaggi si trovano di fronte a grandi dilemmi che, nel corso delle puntate, andranno a formare un complesso affresco. Il tutto condito ogni tanto da riferimenti alla “serie madre”, non solo riguardo la nascita dei Cyloni (che costituisce il punto di raccordo principale), ma anche con strizzatine d’occhio come le espressioni “tostapane” o “lavoro in pelle”, l’intercalare “frak” oppure con la presenza di un ragazzino di nome William Adamo (vi ricorda qualcuno? 😉 ).

Tutto questo probabilmente avrebbe dovuto attirare in primo luogo quel pubblico abituato sì agli intrecci tra personaggi di BSG, ma anche alle battaglie spaziali, eppure non ha avuto l’intento sperato: gli ascolti in continuo calo, uniti all’infelice scelta di spezzare la prima stagione in due parti, hanno decretato la chiusura della serie dopo soli 18 episodi. Col senno di poi possiamo dire che è stato un peccato, non solo perché in questa prima (e unica) stagione gli eventi trovano un loro compimento, ma perché gli ultimi minuti dell’ultima puntata ci mostrano quello che doveva essere il promo per la seconda stagione e che invece diventa un vero e proprio testamento degli autori, tra cui la presa di coscienza dei Cyloni, il modo in cui si voteranno al monoteismo, la nascita del primo modello umano.

Un peccato che non ci siano stati i numeri e il coraggio da parte della Universal di proseguire su questa strada. Speriamo che il già annunciato nuovo spin-off di Battlestar Galactica, “Blood & Chrome“, ambientato durante la Prima Guerra Cylon e sicuramente più votato all’azione, goda di maggior fortuna.

Caprica viene attualmente trasmesso su Rai4. Eccovi un promo del primo episodio della serie:

httpv://www.youtube.com/watch?v=mI_BdXXxvaA

A proposito dell'autore

Post correlati

Scrivi