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The Walking Dead ricomincia e lo fa, diciamolo subito, con il piede giusto.

La prima stagione di 6 episodi ha diviso gli spettatori nonostante gli ascolti da record per la rete via cavo AMC. Il finale ha poi deluso abbastanza le aspettative, con un ritorno al grado zero poco convincente e poco spettacolare. Un modo, però, per ripartire con questa seconda serie composta da 13 puntate in maniera più decisa: stabilite le “basi” della storia e dei personaggi, liberati di qualche zavorra, a nostro agio con il ‘background’ dei protagonisti, siamo ormai pronti per entrare nel vivo dell’azione.

Il primo episodio, già nella storia della tv via cavo americana per gli ascolti (11 milioni, impressionante) conferma questo trend: più spazio all’azione, agli zombi, agli avvenimenti incalzanti. Con qualche ‘sosta’ emotiva magari anche un po’ stucchevole, ma comunque necessaria. Sembra che il cambio degli scrittori abbia giovato e si nota un avvicinamento al taglio che Robert Kirkman ha dato al fumetto originale, opera da ispirazione per serie tv ma che viene tradita molto liberamente.

Resta ancora qualche retrogusto amaro per i dialoghi a volte farraginosi tra i protagonisti (sembra più che i rapporti “profondi” debbano essere dichiarati a ogni piè sospinto invece che sviluppati) ma vedremo se finalmente con una narrazione sviluppata in modo più ampio e con più tempo a disposizione la caratteristica che rende TWD unico come prodotto cartaceo (l’Apocalisse dei rapporti umani piuttosto che del mondo esterno) riuscirà a venire fuori in maniera più naturale.

Per adesso godiamoci più morti viventi, più sangue, una narrazione più spiccia e agile, augurandoci che lo showrunner Glen Mazzara (The Shield) sappia assicurare qualità e continuità dopo il passo indietro del deus ex machina della serie, il regista “kingiano” Frank Darabont, che comunque resta come produttore esecutivo.

Cliffhanger finale da brividi per un episodio d’apertura che sembra promette la stagione memorabile che tutti si augurano.

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