Dopo aver letto il secondo e il terzo volume di Qvando c’era Lvi sono arrivata ad una semplice conclusione  sugli autori:

Che gran manipolo di stronzi.

Ecco, perché  paragonare gli autori di un fumetto antifascista alla materia fecale?

Perché la satira, quella ben fatta, fa sì che gli autori di questo fumetto appaiano come delle eccezionali creature dai piedi caprini che una ne pensano e cento ne fanno.

Perché Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione degli albi hanno ghignato parecchio nel creare il materiale che abbiamo il piacere di veder stampato.
Satira è quasi il piacere di far rodere il culo agli altri, capito?

 

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Al duo del Demonio (Antonucci&Fabbri), come al solito va il merito di aver raccontato l’attualità con grande maestria:

Mi avevano lasciata con la questione della negritudine duciana in sospeso e non solo l’hanno sviluppata, ma è stata un pretesto eccezionale per delineare la figura del Fascio Medio Moderno.
Parte tutto come un colpo di scena divertente e diventa improvvisamente la chiave per una critica tagliente.

Qvando C’era Lvi non è un fumetto sul Duce, è un fumetto sulla pochezza umana.
Sia essa incarnata da un camerata demente, sia dalle sinistre pidocchiose in cerca delle luci della ribalta.

qvando-c-era-lviNon contenti, dopo aver catalizzato l’attenzione sul Duce Abbronzato, i due (sì, sempre loro) si sono divertiti a riempire le pagine del loro fumetto di riferimenti alla scena politica italiana e ai meccanismi social(i).

Non si salva nessuno, insomma.
Ecco perché li ho definiti “stronzi”.

Qvando c’era Lvi graffia, deride e dissacra.
Non delude mai, insomma.

Battute a parte, ciò che più ho apprezzato della testata sono i diversi registri utilizzati dagli autori; nella prima recensione avevo sottolineato come la trama fosse quasi un pretesto rispetto alla rilevanza dei dettagli.

Ecco, nei numeri successivi ho apprezzato come la volgarità distribuita nelle tavole abbia il compito di fare baccano, mentre il vero messaggio deve essere scovato dopo un’attenta osservazione.

E spesso passa quasi in silenzio.

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