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Vi chiederò un po’ di tempo, perché oggi c’è tanto da parlare e la recensione sarà più lunga del solito.
Come mai?

Semplice: leggendo l’ultimo numero di Morgan Lost si sente che Chiaverotti è incazzato nero.

E quando un autore è incazzato, scrive albi potenti come “Per Morte e per Amore“.

Chiaverotti (1)Con chi è incazzato?
Con tuttoi coloro che usano la pena di morte come un mezzo di giustizia, ma ancor di più con i media sciacalli che banchettano morbosamente sui casi di cronaca nera romanzandoli, spremendo le vite delle vittime fino all’ultimo succoso dettaglio, rendendo i carnefici delle superstar.

Da questa rabbia è nato un albo complesso, forse il più articolato di tutti gli otto numeri.
In questo numero l’autore ci presenta uno dei tanti lati della figura del Serial Killer: il suo occhio critico sulla Società.

L’assassino seriale è devianza pura.
Viola qualsiasi regola, qualsiasi tabù della comunità dove vive.

Egli è il portatore di un messaggio sociopolitico : il suo istinto omicida non è paragonabile al raptus.
Al contrario, la sua violenza è disciplinata, strutturata da una mente raffinata, seppur contorta.
Il serial killer è un purificatore della società ed è per questo che distrugge ciò che è più caro all’uomo: la stabilità delle istituzioni.
L’assassino di “Per Morte e per Amore” ha come missione la distruzione della più importante di queste istituzioni:

La Famiglia.

L’altra caratteristica che Chiaverotti vuole sottolineare è l’influenza che i serial killer hanno sulle persone.

I media e le vittime cadono spesso sotto l’influenza affascinante di questi individui che riescono a diventare dei veri e propri eroi ai loro occhi.
Non è un caso che i serial killer più famosi ricevano milioni di lettere di ammiratori e ammiratrici, abbiano spesso degli emulatori e diventino delle vere e proprie icone pop.

Vi dice nulla Ed Gein?
Provate a cercare qualche dato su internet e scoprirete quanta influenza ha avuto sulla società.

 

Chiaverotti però vuole riportarci con i piedi per terra.
I serial killer non sono dei mostri.
Non sono degli eroi.

Sono delle persone che si sono spinte al di là di un confine e come tali vanno trattate.

“Per Morte e per Amore”, per me, è l’albo della giusta misura, che chiede di fermarci e di chiamare le cose con il giusto nome.

All’inizio della recensione ho definito l’albo come il “più complesso”:  quello che non ho specificato è che la sua complessità si estende su più piani passa dalla trama e dai contenuti e arriva fino alla struttura stessa dei personaggi.

Una complessità che arriva a toccare soprattutto il protagonista della serie: Morgan Lost.
Nelle scorse recensioni vi ho raccontato la sua fragilità, la sua solitudine, la sua sregolatezza e la sua tristezza.
Tutte caratteristiche chiare, limpide che rientrano nel ruolo dell’Eroe.

Morgan Lost è difettato, instabile, incompleto.
Un anti-eroe a tutto tondo.
Morgan è tante cose ma non è mai stato ambiguo.
Il suo posto è sempre stato tra i Giusti, in un modo o nell’altro.

Ed ecco che in “Per Morte e per Amore” Chiaverotti rimescola le carte e distrugge una delle poche certezze che avevo sul protagonista:

Per la prima volta ci mostra la sua rabbia, una rabbia allo stato puro.
Solleva la maschera e ci lascia vedere il suo vero volto.

Minaccia di morte un giornalista puntandogli la pistola in fronte e dimostra di avere una natura ossessiva proprio come i predatori che caccia per lavoro.
La morte, la soluzione degli enigmi è un chiodo fisso per lui, esattamente come l’omicidio lo è per i serial killer.

Sarà una donna a farglielo notare, una donna che ha conosciuto la mostruosità in prima persona: essere sposata con un violento assassino.

Chiaverotti (2)Sono proprio le donne, precisamente quattro, a essere le figure più simboliche di tutto l’episodio: ruotano intorno al serial killer e si relazionano a lui nelle maniere più disparate.

Ho fatto un gioco: le ho “osservate” e ho immaginato che tutte rappresentassero una serie di valori, di categorie e di orientamenti diversi tra di loro.

La Giornalista invaghita del serial killer, ad esempio, rappresenta l’opinione pubblica.


L’incarnazione di tutte quelle persone stanche, frustrate che vedono il cambiamento in tutto ciò che riesce a far parlare di sé nel bene o nel male.
Rappresenta l’ignoranza militante tipica dei bigotti o degli integralisti, che leggono la realtà solo con il proprio metro di giudizio.

La Vittima sopravvissuta al massacro dell’assassino rappresenta, invece, la debolezza, la fragilità passiva di tutte le vittime incapaci di reagire, che riescono a vivere solo all’ombra di una figura che decida anche per loro.

La moglie del serial killer incarna la Consapevolezza e la Rinascita.
Lei è l’emblema di tutti coloro che hanno sperimentato il Male e gli sono sopravvissuti a caro prezzo: l’esperienza le ha restituito se stessa, seppur a pezzi.

In ultimo L’Avvocato difensore che è il simbolo della Prassi.
Lei difende un assassino perché DEVE DIFENDERE, è quello il suo compito: il suo scopo di avvocato è quello di vincere una causa,
qualunque essa sia.
Fa parte di una catena di montaggio, è un meccanismo.

A rendere ancora più efficaci i ragionamenti di Claudio Chiaverotti ci pensano i disegni di Vincenzo Bufi, che per la prima volta riescono a distogliere il mio sguardo dal lavoro di Fabrizio De Tommaso.

Le tavole di Bufi seguono alla perfezione l’intera complessità dell’albo.

Si adattano a ogni singola sfumatura della trama: la recitazione è quanto mai efficace e mi ha permesso di immergermi più che mai nell’atmosfera dell’episodio.

I disegni vibrano di rabbia, di azione, di paura e di violenza.
Sono liquidi quando un personaggio si scioglie in lacrime e drammatici davanti agli eventi più scioccanti.

La paoesia delle parole è sostenuta passo per passo dal grande rispetto dell’artista.

Starei ore e ore a scrivere di questo numero, ma è ora di concludere:
Il n.8 di Morgan Lost ha stabilito senza dubbio un nuovo standard qualitativo della testata.
I numeri successivi saranno messi a dura prova, davanti a questo capolavoro.

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