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dyd338-01Finalmente è arrivato in edicola il numero 338 di Dylan Dog e con esso il tanto atteso (e temuto) colpo di scena : Il pensionamento dell’Ispettore Bloch.

Ho sempre fantasticato sull’uscita di scena del vecchio Bloch: pensavo che un giorno gli autori l’avrebbero sicuramente sacrificato per salvare Dylan o peggio, trasformato in un mostro costringendo l’amato Old Boy a porre fine alla sua vita.
E invece, la pensione. Croce e delizia dei lavoratori di tutto il modo, desiderata e temuta, arriva (o forse no?) quando meno la si aspetta, proprio come la morte.

Paola Barbato ci regala un (ex) Ispettore sereno e finalmente libero dalle responsabilità di Scotland Yard, (e dagli antiemetici) pronto ad iniziare un’intensa, nuova vita da comune cittadino londinese.
Ma sarà davvero così?
Durante tutto l’albo, disegnato impeccabilmente da Brindisi, anche la Nera Signora sembra essere andata in pensionamento anticipato, lasciando sulla terra un sacco di morti in sospeso.
Assisteremo dunque Dylan Dog alle prese con il caso di Nora Cuthbert, una delle vittime dimenticate dalla Morte.

Che dire? “Mai più, Ispettore Bloch” non è stato all’altezza delle mie aspettative: l’intero albo è un patchwork di elementi che, una volta uniti, spesso stridono tra di loro, rendendo l’intera vicenda un po’ raffazzonata e lacunosa.
Due in particolare sono gli elementi che mi hanno lasciata più perplessa:

dyd338-02La storia tra Nora e Dylan
Di Bad girls il buon Indagatore dell’incubo ne ha amate tante ma ha sempre cercato di valorizzare il loro lato più puro e ha tentato instancabilmente di re-indirizzarle sulla retta via.
Come può il nostro beniamino infatuarsi di una donna subito dopo essere venuto a conoscenza del suo piano criminale degno di “una delinquente, figlia di delinquenti, con la mentalità di una delinquente”? Un cambiamento etico, tra gli altri previsti?

L’ispettore Bloch e il Deus ex machina
Nell’editoriale, la scelta di allontanare Bloch dal suo ruolo di Ispettore è stata giustificata come atto d’amore nei confronti del personaggio, affinché non fosse relegato al ruolo di “strumento narrativo, utile a togliere le castagne dal fuoco al protagonista e a dire sempre le solite due cose. Vogliamo rimetterlo al centro delle storie”.
Eppure anche questa volta il buon vecchio Bloch ha tolto “le castagne dal fuoco” al buon Dylan: la Morte si è scomodata ad aiutare un banale e vecchio inglese tra i tanti esistenti solo perché la sua dipartita avrebbe cambiato in maniera radicale la sua personalità e la sua vita, costringendolo “ a crescere”. Nonostante le ottime premesse, Bloch, ancora una volta, non è al centro della storia ma solo un mezzo per mettere in risalto il valore del protagonista.
Anche se devo ammettere che la Morte in tenuta e canna da pesca ha fatto breccia nel mio cuore.

dyd338-03Questo volume mi ha lasciato tantissime perplessità e un bel po’ di amaro in bocca; spero che tra i molti cambiamenti che la nuova era dylaniata porterà alla testata non ci sia quello dell’atmosfera delicata che ha sempre caratterizzato le storie dell’Indagatore dell’incubo, quell’atmosfera colma di citazioni e omaggi alla cultura horror sempre velati, mai osteggiati. Piccole gemme che hanno strizzato l’occhio ai lettori più navigati, e istruito i più inesperti.
Mi confermo nuovamente aperta al cambiamento, che, vorrei precisare, è un concetto ben diverso dalla mera banalizzazione delle tematiche, dei dialoghi e dell’atmosfera di un fumetto.

 

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