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LOGO_CarrNata nel 2005, Wild Boar Edizioni è da anni un caposaldo nel campo dei giochi di ruolo e dell’editoria di genere in Italia e una realtà ben affermata anche all’estero. Tra le sue numerose pubblicazioni possiamo annoverare gli ottimi Exalted (su licenza White Wolf), Witchcraft di C.J. Carella (su licenza Eden Studios) e Traveller, senza ovviamente dimenticare altri gioiellini forse meno blasonati ma comunque sorprendenti come il francese Hellywood e il tedesco Dungeonslayer.
Un catalogo di tutto rispetto quello della casa editrice genovese a cui vanno aggiunte poi le produzioni originali che vantano titoli davvero interessanti. Tra i tanti vogliamo citare Il mondo di Eymerich, gioco creato da Jari Lanzoni e basato sulla fortunata serie di romanzi di Valerio Evangelisti, Alice in Steamland basato sul romanzo Alice nel Paese della Vaporità di Francesco Dimitri, MecaWar e SUPER ADVENTURES di Danilo Moretti.
Non paghi e sempre in costante evoluzione, i ragazzi della Wild Boar Edizioni si sono da tempo lanciati anche nella pubblicazione di romanzi e saggi (tra tutti cito la super-guida al collezionismo di Old D&D Hunters of Dragons) e dal 2011 sono gli editori delle antologie contenenti i racconti vincitori del Trofeo RiLL.
Noi di Mondo Nerd siamo andati letteralmente a tirare giù dal letto una delle menti che si cela dietro a questa realtà editoriale italiana per fargli qualche domanda, ecco cosa ne è uscito fuori dalla chiacchierata notturna con Luca A. Volpino.

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Thomas Baudone: Ciao Luca, cominciamo con una domanda classica per presentarti ai nostri lettori: uomo di punta di una rampante casa editrice, collaboratore di fanzine, articolista e creatore di giochi di ruolo, puoi svelarci il segreto che ti permette di essere Luca A. Volpino?

Luca Volpino: Be’, di giorno sono il pigro e affascinante playboy miliardario Bruce Wayne… Ma di notte scendo nella Boar-Caverna e…
Scherzi a parte, credo che non sia questione di segreti – credo che sia questione di passione e umiltà. La passione fornisce l’energia per andare avanti anche con tutte le oggettive difficoltà che questo settore ha avuto negli ultimi due o tre anni; l’umiltà è quella che fa riconoscere i propri errori, che fa restare coscienti di essere ancora in viaggio, di non essere certo “arrivati”. E che permette di capire i limiti della passione (cioè che non tutto quel che piace a me, o a uno dei miei soci, è una cosa “adatta” alla pubblicazione).

TB: La Wild Boar Edizioni da ormai otto anni sembra non sbagliare un colpo, oltre a essere la casa editrice in campo ruolistico più attiva, propone sempre prodotti eccezionali, sicuramente di genere puoi dirci – a grandi linee – come valutate un’eventuale pubblicazione?

volpinoLV: Non sbagliare un colpo sarebbe bello! Ma abbiamo fatto anche noi i nostri errori, cito ad esempio Engel – eccellente gioco tedesco di cui abbiamo preso i diritti sopravvalutando le nostre possibilità di traduzione da quella lingua, che purtroppo hanno fatto naufragare il progetto. Ma direi che le valutazioni, in generale, sono un misto di calcolo (ovvero di quanto pensiamo, effettivamente, che il gioco possa vendere: se ha una sua posizione sul mercato, se è adatto al pubblico italiano…) e puro sciamanesimo cyberpunk (ovvero un coagularsi di “sensazioni” riguardanti il gioco). A volte è quasi un’acclamazione – come fu per Traveller: non ci fu nemmeno bisogno di discutere la cosa, dissi ai miei soci “Prendiamo Traveller?” E loro risposero: “OK!”.

TB: Parliamo di White Wolf, per la quale curate l’edizione italiana di Exalted, considerando che la Twenty Fifth Edition si è fusa con la Magic Market abbandonando le licenze del World Of Darkness, in vista anche del futuro MMORPG (prima o poi in uscita) basato su Vampire: The masquerade e forti di una consolidata collaborazione, avete forse intenzione di cimentarvi con l’universo del Mondo di Tenebra?

LV: La situazione della White Wolf è un po’ complicata. Ci sono stati tagli al personale, cambi ai vertici, spostamenti di rotta… Per cui la mia risposta è un sincero, meditato, cinghialesco “Vedremo”.
Onestamente in questo momento preferiamo puntare sulla produzione italiana, anche nell’ottica di esportarla all’estero…

hodTB: Altra domanda classicissima: il mondo che ruota attorno ai giochi di ruolo vive spesso di una bonaria entropia, un campo d’improbabilità che avvolge giocatori, organizzatori, autori e chi più ne ha più ne metta, puoi raccontarci un aneddoto divertente che ti è accaduto nella tua lunga esperienza sul campo?

LV: Ce ne sono moltissimi – da giocatore tredicenne a oggi in fondo sono più di 25 anni che “bazzico” il campo… Te ne racconto uno che risale al mio periodo da giocatore.
Una sera eravamo radunati a casa di un amico, con poca voglia di giocare effettivamente, e stavamo perdendo tempo in un sacco di chiacchiere. A un certo punto il “master” si alzò e sbottò: “Adesso basta! Siamo qui per giocare, mica per divertirci!”. Da quel momento quella frase diventò, per noi, il “simbolo” di chi si prende troppo sul serio – di chi, appunto, vuole giocare, mica divertirsi.

TB: Tornando ai giochi, al Lucca Comics & Games 2010, hai presentato Alice in Steamland, gioco di ruolo basato sul quasi omonimo libro di Francesco Dimitri e per cui hai realizzato un sistema di regole davvero innovativo: qual’è la pietra angolare che utilizzi per creare un motore di gioco?

LV: Premetto che non mi interessa la “novità a tutti i costi”, preferisco la funzionalità. Negli ultimi anni sono stati resi popolari molti giochi che hanno fatto forza sull’innovazione – e hanno, in effetti, proposto ai giocatori cose interessanti, a livello di regole – ma la maggior parte si è rivelata, alla fin fine, nient’altro che questo: un esperimento sulle regole, privo di longevità di gioco… Una cosa per giocare, non per divertirsi. A me la sperimentazione non interessa, al momento della pubblicazione: deve essere una fase precedente, una fase che resta, per così dire, “in laboratorio”. Ai giocatori va consegnato un gioco finito.
Fermo restando che, secondo me, il sistema deve essere intrinsecamente legato all’ambientazione e aiutare i giocatori ad immergervisi, se proprio devo trovare una “pietra angolare” dei miei design, è l’immediatezza, la facilità di comprensione. Io, da giocatore, voglio giocare, non passare il tempo a calcolare l’impatto volumetrico ambientale ecologico di una palla di fuoco; se una complessità ci deve essere, la lascio al master.

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TB: Wild Boar ha varato ormai da tempo la sua linea narrativa, il sistema scelto è quello del formato elettronico (eBook), un formato di cui tutti parlano ma di cui pochi sembrano essere davvero convinti. Molti autori hanno sposato da tempo questo formato, si parte dai più blasonati quali Strumm, il collettivo Kaizen, Wu-Ming e Guglielmo Pispisa, e si arriva ad autori meno conosciuti forse ma altrettanto validi e qui il pensiero corre a Glauco Silvestri o Alessandro Girola: sicuramente è un buon modo per farsi conoscere e il Web 2.0 aiuta, la vostra è più una scommessa o una “visione” di un futuro quasi certo?

LV: Confesso, è da parecchio che volevamo pubblicare narrativa; ma proporsi in Italia in questo campo comporta un sacco di complessità che non eravamo (e ancora non siamo) pronti ad affrontare. Io sono stato per molto tempo un detrattore del libro elettronico. Non ci credevo, mi sembrava una cosa negativa. Ma d’altra parte, per mia fortuna, ho la mente aperta; e col tempo, confrontandomi con varie persone – innanzitutto la mia compagna (la giornalista Selene Verri), Francesco Dimitri e Silvio Sosio, illuminato editore di Delos Books – ho cambiato idea. E ora penso che sia un futuro non “quasi” certo, ma inevitabile, fortunatamente. Sottolineo anche che, allo stesso tempo, non credo alla “morte del libro di carta”. Le cose cambieranno, sicuramente – come, è troppo presto per dirlo – ma credo che nel futuro i due formati finiranno per coesistere, con obiettivi e funzioni differenti.

TB: In Italia purtroppo gli eBook sono soggetti all’addempimento dell’iva da parte dell’editore come la loro controparte cartacea, questo è sicuramente uno dei motivi per cui questo formato non è ancora decollato nel nostro paese, tuttavia credo che questo sia solo un aspetto del problema, tra le tante cose – personalmente – punto il dito sul fatto che da noi l’editore è spesso anche il distributore del libro e dunque un formato scaricabile andrebbe a creare una sorta di conflitto d’interessi: qual’è la tua opinione in merito?

wb2LV: Faccio una citazione colta: voglio bene alla patria, benché afflitta di tronchi rugginosi. L’Italia soffre di estreme contraddizioni: una di queste è proprio quella di essere un paese culla di cultura in cui, purtroppo, la cultura è presa a calci nelle pa… rti molli. Le prime cose a essere tagliate sono i fondi per lo spettacolo, il teatro, la musica…
Detto questo, spazziamo via un equivoco: l’editoria stampata ha un vantaggio, che è il regime IVA agevolato. I libri elettronici (così come gli audiolibri, un altro formato che amo) *non* hanno questo vantaggio: non sono considerati pubblicazioni, ma “servizi”, qualunque cosa significhi. Ma nonostante questo problema – e tutti gli altri problemi che si presentano – il libro elettronico offre discreti vantaggi economici. In primis c’è una diminuzione dei costi di produzione e stoccaggio (non così radicale quanto sembrano credere molti, ma c’è); in secundis – evvai di cultura! – la possibilità di vendere direttamente dal sito dell’editore, senza passare attraverso la filiera distribuzione – grossista – libreria, consente all’editore di raccogliere una parte più grande del prezzo del libro. Ciò si traduce, prima di tutto, in un minor prezzo del libro per il lettore; noi abbiamo anche scelto, per questa prima collana, di “dividere” il vantaggio con gli autori, assegnando loro una quantità più alta di diritti d’autore. Inevitabilmente, col tempo, questo cambierà (soprattutto perché, credo, il prezzo medio di un e-book scenderà), ma per ora penso che questo sia il modo migliore di operare.

TB: Vari Blog, Forum e sul Web in generale sorge sovente la polemica sulla politica editoriale delle più disparate case: assodato che molti di coloro che si lamentano di una mancata pubblicazione spesso non sanno scrivere, possiamo altresì dire che molti ottimi romanzi non vengono tradotti in favore di autori di cui davvero si potrebbe fare a meno. Il formato elettronico parrebbe una soluzione a tutto questo: la Wild Boar Edizioni ha intenzione di cimentarsi anche con le traduzioni di romanzi validi e non opzionati dalle majors?

exaltedLV: Uno dei motivi per cui ho voluto fortemente (io, per primo: i miei soci avrebbero atteso ancora un po’…) questa collana di e-book è proprio per pubblicare lavori degni che restano “oscurati” dalla mancanza di sbocchi editoriali. Ce ne sono, ne ho visti. Ovviamente vale la Legge di Sturgeon: il 90% di qualsiasi cosa è cacca. Cominceremo con gli autori italiani (e, se tutto va bene, avremo anche una piccola sorpresa…). Ma non è detto che in futuro…
Però voglio sottolineare una cosa. Non si creda che all’estero ci siano tutti questi “capolavori segreti”. Ce ne sono, ma nella stessa proporzione in cui ci sono buoni libri pubblicati in Italia. Semplicemente, gli scrittori di lingua inglese sono di più…

TB: Per concludere un’altra domanda di rito che non posso esimermi dal rivolgerti: puoi dare qualche succosa anticipazione sui vostri progetti ai nostri lettori?

LV: Faccio il misterioso e butto lì un paio di cose… Da una parte c’è sicuramente un’altra collaborazione ludico-letteraria in vista. Dall’altra, nel 2011 si è svolto il centesimo anniversario della morte di Emilio Salgàri. E noi abbiamo in corso di realizzazione una “cosa” (non mi sbottono oltre…) che ha come titolo operativo “Il Continuum Salgàri-Verne”… Potrei dirti di più, ma dopo dovrei ucciderti!

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