Torna The Walking Dead, dopo un’attesa spasmodica dei fan e di gran parte del pubblico televisivo. Lo fa dopo una seconda stagione altalenante che ha messo a nudo pregi ma soprattutto difetti di questa apocalisse zombie gestita in modo umano troppo umano (e dialogato, oseremmo aggiungere).

La serie che, comunque, ha stravolto il panorama dei serial tv americani e spaccato in due la critica riparte e lo fa in grande stile. Prima di tutto, con un rating che ha permesso alla AMC di fare paura ai più grandi network del settore, con dati di ascolto che ancora una volta superano ogni record relativo alla stagione in corso.
Secondariamente, con un cambio di showrunner, avvenuto già durante la seconda stagione, che vede il timone passare dalle mani del veterano di Hollywood Frank Darabont (Le ali della libertà, Il miglio verde) al più smaliziato e agile Glen Mazzara (The Shield in tv). Il nuovo tocco si era già avvertito nell’ultimo scorcio della season 2 (meno catatonico del primo), ma a questo appuntamento con il suo terzo ciclo TWD sembra proprio voler imboccare una strada tutta diversa in fatto di gestione del drama.
E, diciamolo subito, è un bene: Mazzara scrive come se questo fosse il pilot di una nuova serie tv.

Apertura senza alcuna linea di dialogo che ci mostra tutti i personaggi, scopre le carte e tiene alta la tensione. Il resto dell’episodio è un discreto action-horror con spruzzate di umanità che, attraverso dialoghi brevi e chiari, squaderna le dinamiche e le criticità interne del gruppo. Ottimo. Qui la penna si allinea con il materiale di partenza, il fumetto di Robert Kirkman troppo tradito nelle prime stagioni. Certo, anche Kirkman non è uno che va sul leggero, tanto è vero che si contano decine di balloons saturi di parole. Ma la sua scrittura è davvero incisiva e originale, una caratteristica ancora aliena al prodotto televisivo che, comunque, sembra essersi assestato su uno standard più che accettabile rispetto al passato. Niente discorsi a vuoto, scene troppo lunghe e noiose, spiegoni e filosofie da due soldi: si va dritti al sodo, privilegiando la necessità di sopravvivere e le tattiche sviluppate dai protagonisti in mesi di battaglie con i walkers.

Possiamo dire che questo avvio di stagione e il suo nuovo “tono” si riassume in una delle scene conclusive dell’episodio: quando a uno dei personaggi viene morso un polpaccio, trenta secondi dopo Rick ha già preso (l’estremo) rimedio. Senza alcun dialogo, dubbio, raccolta di opinioni, dilemmi morali. Azione e reazione, pura e semplice. Nella prima stagione i personaggi avrebbero perso mezzo episodio solo per decidersi: credendo, in sede di sceneggiatura, di dargli spessore in questo modo. Ma la tridimensionalità di caratteri che devono sopravvivere a un mondo dove ci sono più morti che vivi, a nostro modesto avviso, non si dà con le parole ma con i fatti. Amen!

Nessun commento sul nuovo personaggio (cult del fumetto) di Michonne, che qua fa soltanto una brevissima apparizione assieme ad Andrea: attendiamo sviluppi futuri (e ovviamente il Governatore), ma a giudicare dal teaser del prossimo episodio, non tarderanno ad arrivare.
Unico neo: la nuova sequenza degli opening titles, evocativa ma sicuramente meno efficace, a livello visivo, di quella delle due stagioni precedenti.

Detto questo, complimenti a Mazzara e auguri di buon lavoro, speriamo non deluda le attese. Perché a questo punto non sarà tollerato…

A proposito dell'autore

Cuore e acciaio di Mondo Nerd, creatore e deus-ex-machina. Giornalista, blogger, webwriter e socialqualsiasicosa, dai primi anni 2000 imperversa sulla Rete come nemmeno Ken il Guerriero faceva nel mondo post-atomico. Cinema, fumetti, libri e serie tv lo temono manco fosse Godzilla. Cowabunga!

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2 Risposte

  1. Stella

    Non credo affatto che nella serie ci siano e ci siano stati troppi dialoghi. Nelle due stagioni iniziali abbiamo imparato a conoscere i personaggi. Personaggi che con il tempo sono maturati. Personaggi che ne hanno viste tante e che imparano a diventare sempre più ‘duri’. Personaggi che hanno imparato a lasciarsi alle spalle un mondo di PAROLE per affrontare un mondo dove le parole non servono. Inizialmente, giustamente, non sapevano come comportarsi. Ehi, essere invasi da zombie e veder morire la civiltà e il mondo che hai sempre conosciuto non è una cosa che capita tutti i giorni! Erano titubanti, non sapevano con cosa avevano a che fare e prima di agire pensavano e ri pensavano. Pian piano si sono accorti che pensare troppo non serve. Si sono accorti che il nuovo mondo è crudo e governato da morti che non pensano e che agiscono senza pietà. Si può notare che dopo mesi di vita per le strade a cercare un rifugio, ha trasformato i nostri eroi: sono diventati più silenziosi, più svelti nelle scelte e nell’agire. Inoltre non devono solo difendersi dai walkers, ma anche dai VIVI: la sopravvivenza trasforma gli uomini in animali.

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