Può un personaggio che nel corso del tempo è diventato una vera e propria icona essere trasposto con successo ai giorni nostri? E si può realizzare una serie televisiva di qualità pure se in sole tre puntate? Se pensiamo a Sherlock, prodotto dalla BBC e mandato in onda quest’anno, la risposta è indubbiamente sì. E questo grazie a Steven Moffat, già autore e produttore di altre serie britanniche di successo, prima fra tutte il Doctor Who.

Holmes e WatsonUno studio in rosso” del 1887 fu il primo racconto di Sir Arthur Conan Doyle in cui comparivano Sherlock Holmes e il dottor John Watson. Non è certo un caso che, data a parte, l’incipit di “A study in pink” (“Uno studio in rosa”, il primo episodio della miniserie) sia assolutamente identico: Watson è un ex medico militare appena tornato dalla guerra in Afghanistan (sì, c’era allora come oggi). Cercando un appartamento a buon prezzo, viene presentato a un tipo a dir poco singolare che, con un’occhiata e facendo sfoggio del suo metodo deduttivo, gli snocciola tutti gli indizi che lo hanno portato a capire i suoi trascorsi militari. E così Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e John Watson (Martin Freeman) si ritrovano a condividere il famoso appartamento al 221B di Baker Street. Ma non sono queste le uniche analogie fra racconto ed episodio, e chiunque abbia familiarità con il primo potrà divertirsi a dare la caccia alla citazione.

HolmesPerò, accanto a elementi rimasti invariati rispetto alla tradizione e alla mitologia del personaggio, ne abbiamo altri che sono stati attualizzati: il nostro, ad esempio, invece di fumare la pipa si applica dei cerotti alla nicotina; anche i caratteristici cappello e mantellina lasciano il posto a un soprabito più moderno, che in Inghilterra è già diventato un capo molto ricercato. Cosa cambia allora? Non certo il metodo deduttivo, il vero e unico caposaldo attorno a cui ruotano le indagini di Holmes… ma nel mondo moderno ci sono altri ambiti in cui utilizzarlo. Ecco quindi che Sherlock sa come avvalersi al meglio di strumenti quali internet, GPS, SMS e quant’altro… e naturalmente nemmeno il buon dottore li disdegna, tanto che, mentre Holmes possiede un sito internet dedicato al suo metodo deduttivo,  Watson inizia a scrivere un blog con i resoconti dei casi di cui lui e Holmes si sono occupati. Inoltre, mentre Watson risulta un personaggio molto umano (pure se ossessionato dai fantasmi del suo passato in guerra), Holmes è l’esatto contrario: geniale, sì, ma incurante di tutto quello che non reputa di suo interesse, distaccato nei (pochi) rapporti umani e dotato di un’arroganza smisurata che lo porta a guardare dall’alto in basso praticamente chiunque… un sociopatico molto particolare, che molti a Scotland Yard considerano una sorta di “male necessario” (dato che è determinante per la risoluzione di parecchi casi).

WatsonPer quanto riguarda le puntate, come abbiamo accennato si tratta di tre episodi da novanta minuti l’uno. Il primo è senza dubbio quello più riuscito, con un ritmo ben bilanciato, una sceneggiatura davvero superlativa e dialoghi accattivanti (particolarmente comici i vari siparietti in cui diversi personaggi alludono alla presunta omosessualità di Holmes e Watson); il secondo scende un po’ di tono, pur mantenendosi su buoni livelli; nel terzo abbiamo invece un ritmo frenetico, una vera e propria abbuffata di casi e il classico colpo di scena finale. Insomma, un mix ben dosato che si avvale anche di effetti azzeccati, come far apparire in sovraimpressione degli elementi tipo gli SMS inviati oppure alcuni dei processi mentali di Holmes… e se tutto questo non basta, naturalmente c’è Londra a fare da sfondo, non solo nei suoi scorci più noti, ma anche con i suoi vicoli e gli angoli nascosti. Peccato solo che la voce profonda di Holmes/Cumberbatch sia troppo rapida nelle parti di elaborazione degli indizi, così difficile da seguire che rende davvero indispensabile l’uso dei sottotitoli.

A questo punto non ci resta che lasciarvi col trailer della serie e con una piccola avvertenza: l’ultima puntata termina con un cliffhanger… ma il successo sia di pubblico che di critica ha già indotto la BBC ad annunciare una seconda stagione, prevista per l’anno prossimo.

The game is afoot!

httpv://www.youtube.com/watch?v=cSQq_bC5kIw


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