Si torna a parlare di Nobel e dell’ormai nota candidatura di Internet al prestigioso riconoscimento. Candidatura che di certo non è passata inosservata grazie all’iniziativa di Riccardo Luna (direttore di Wired Italia) “Internet for Peace“. Eppure, nonostante la massiccia campagna pubblicitaria, il celeberrimo premio non è stato aggiudicato dalla Rete, bensì da un’essere umano che attualmente si trova in Cina: Liu Xiaobo.

Liu Xiaobo vincitore e l’ira della Cina

liuOslo, 8 ottobre 2010. “Per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina“. Questa la motivazione con la quale Liu Xiaobo (qui per sapere meglio chi sia e cosa ha fatto) è stato proclamato nuovo vincitore del Premio Nobel per la Pace. La notizia non è stata affatto gradita dal governo cinese, che ha provveduto prontamente a censurarla. In seguito alla convocazione dell’ambasciatore norvegese a Pechino, il Ministro degli Esteri Norvegese ha immediatamente dichiarato che l’assegnazione del premio è dipesa da una commissione indipendente e che in alcun modo si intende alterare il buon rapporto diplomatico con il paese del sol levante. Torna protagonista sulla scena mondiale la grande problematica che affligge da tempo la Cina: la censura. Se grandi passi avanti si sono fatti sul campo economico, con una rapidità di sviluppo non indifferente ai giorni nostri, altrettanto non si può dire per l’aspetto politico. Libertà di espressione e difesa dei diritti dell’uomo sono gli obiettivi per cui Liu lotta e sono le ragioni che lo hanno spinto ad essere un attivista. Proprio per questi motivi si trovano in stato di arresto dal 23 giugno 2009. Molto probabilmente non è nemmeno a conoscenza della vincita dell’ambito premio. A bucare i vari tentativi di censura ci hanno pensato Guo Xianliang (54 anni, co-autore della Charta 08 e attivista), arrestato con l’accusa di sovversione per aver annunciato in pubblico l’assegnazione del Nobel a Xiaobo, e i 4200 tweet che sono circolati sul web. Sempre tramite Twitter sia il governo Tibetano, sia il Dalai Lama hanno espresso le loro congratulazioni. Le dichiarazioni del governo cinese sono di tutt’altro avviso: “Liu Xiaobo è un criminale condannato dal potere giudiziario cinese per le sue violazioni delle leggi del paese…le sue azioni sono contrarie allo spirito del Nobel per la Pace“.

Wired e la campagna di marketing

I4PCome riportato nel primo paragrafo, quest’anno è stata sviluppata l’iniziativa “Internet for Peace” (I4P) lanciata da Riccardo Luna. Ma dietro tutto ciò si nasconde qualcosa? Sono molti quelli che sostengono fermamente che I4P sia solamente una grande strategia di marketing. Probabilmente una delle più riuscite. Sicuramente la rivista ha venduto più copie ed ha guadagnato ulteriore pubblicità, che altrimenti non avrebbe ottenuto con tale facilità. Luna, visti gli attacchi da parte dei blogger, si è visto costretto a “mettere i puntini sulle i” pubblicando un post in cui espone il suo punto di vista (lo trovate qui). Si può parlare di marketing in senso negativo anche se è in grado di stimolare e unire la massa per un nobile scopo comune? Dietro la risposta a questo quesito si trova anche il motivo per cui Internet non è riuscito ad avere il Nobel. La Rete come il marketing sono strumenti e in quanto tali sono soggetti passivi, privi di pensiero proprio e atti al solo scopo per il quale vengono impiegati. Sicuramente non possono competere con un uomo che dedica la sua vita per ottenere delle condizioni di vita migliori, mettendo a rischio la propria incolumità e che attualmente non sa nemmeno di essere apprezzato, dai grandi personaggi dei nostri giorni, per il suo operato.

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