Oggi vi parlerò dell’intervista fatta a un mangaka che sta spopolando in Italia e in tutto il mondo con il suo geniale I Am a Hero. Sto parlando di Kengo Hanazawa, che all’alba dei suoi quarant’anni trova il giusto riconoscimento per il suo talento. Scrive piccole perle come Ressentiment (2004) e Boys on the Run (2005), ma è proprio con I Am a Hero, nel 2009, che il mangaka crea il perfetto mix tra seinen, horror e slice of life che lo renderanno famoso.

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 Hanazawa-san ci accoglie con facce buffe e generosi inchini, e si comincia subito con le domande:

News26934Q: La domanda può sembrare banale ma, Hideo è un personaggio autobiografico?

A: Credo che sia abbastanza chiaro. Ho utilizzato me stesso per creare l’aspetto fisico di Hideo (ndr: il protagonista e il mangaka sono due gocce d’acqua!). Ammetto che sia il carattere sia il fisico sono i miei. La cosa che cambia è l’evoluzione del personaggio all’interno di un ambiente ostile. Ad esempio io sarei di certo molto più fifone di Hideo in quelle situazioni.

Q: Pensa che i manga siano sottovalutati in Giappone, e che non siano considerati opere d’arte come dovrebbero?

A: Assolutamente sì. Nonostante il manga sia lo specchio della cultura nipponica, i giapponesi continuano a guardarlo dall’alto verso il basso, non riescono a considerarla arte. Sono terribilmente esterofili; in Giappone si considera oro tutto ciò che viene dall’estero, e carta straccia tutto quello che viene fatto in patria. Spero che la situazione possa evolversi positivamente negli anni a venire.

Q: Ci troviamo in una nuova epoca d’oro per il genere zombie, lei in particolare, dove ha preso ispirazione per gli infetti di I Am a Hero?

A: Principalmente dal mondo del cinema occidentale. In particolare mi hanno molto ispirato film come l’Alba dei morti viventi, REC, 28 giorni dopo. I miei zombie però, non risorgono dalla morte, non si risvegliano dalle loro tombe. Il motivo è strutturale; non avrebbe senso ambientare un risveglio dei morti in una nazione in cui non ci sono cimiteri come li conoscono in Europa o America (ndr: la quasi totalità dei giapponesi decide di farsi cremare dopo la morte).

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L’intervista finisce con ulteriori inchini e la traduttrice me lo porta via di corsa prima che io possa fargli autografare il mio numero 1 di I Am a Hero (sob sob).

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